LGNET 3, Genova presenta il mediatore immobiliare: una nuova figura per trasformare l’inclusione in autonomia abitativa
14/04/2026
A Palazzo Tursi, questa mattina, Genova ha scelto di mettere al centro una figura che prova a intervenire su uno dei passaggi più delicati dei percorsi di integrazione: l’accesso alla casa. È stato presentato ufficialmente il mediatore immobiliare, elemento nuovo e strategico della terza edizione di LGNET 3, il progetto finanziato dal Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione 2021-2027 e sviluppato dal Comune di Genova insieme ad Anci Liguria per favorire l’autonomia dei cittadini stranieri in condizioni di vulnerabilità.
Il significato dell’iniziativa sta soprattutto nell’approccio che propone. LGNET 3 nasce infatti dalla collaborazione tra Ministero dell’Interno e Anci con l’intento di superare una logica puramente assistenziale e di costruire una risposta più strutturata al tema dell’abitare. La casa, in questa prospettiva, non viene considerata soltanto come bisogno da soddisfare nell’immediato, ma come punto di equilibrio tra integrazione sociale, responsabilità individuale e rapporto con il mercato privato.
Una figura ponte tra sistema pubblico e mercato della locazione
Il mediatore immobiliare opera all’interno di un’équipe multidisciplinare composta da educatore e psicologo, coordinata dalla Direzione Fragilità e Vulnerabilità Sociale del Comune. Il suo compito è duplice e si sviluppa su due fronti che raramente, fino a oggi, si sono parlati in modo davvero efficace: da una parte i proprietari di immobili, dall’altra le persone che cercano una soluzione abitativa stabile.
Nei confronti dei proprietari, questa figura agisce come consulente e garante. Presenta gli strumenti di tutela economica previsti dal progetto, tra cui i fondi di garanzia, offrendo un quadro di maggiore sicurezza sul piano dei pagamenti e della corretta gestione degli alloggi. Sul versante degli inquilini, invece, accompagna un percorso di educazione all’abitare, che comprende non soltanto l’accesso a una casa, ma anche il monitoraggio della conduzione dell’immobile, il rapporto con il contesto condominiale e l’inserimento nella vita urbana.
È proprio qui che emerge il tratto più innovativo del progetto. Il mediatore immobiliare non si limita a favorire l’incontro tra domanda e offerta, ma costruisce le condizioni perché quell’incontro sia sostenibile nel tempo. In questo modo, l’inclusione smette di essere una formula astratta e diventa un processo concreto, fatto di responsabilità reciproche, accompagnamento e fiducia.
I risultati del modello e il sistema che lo sostiene
I numeri presentati nel corso dell’incontro confermano la portata di questo impianto. Nell’ultimo anno 158 persone hanno trovato casa, circa 200 sono state profilate e 24 tra singoli e nuclei familiari hanno già acquistato un immobile. Dati che segnalano come il progetto sia in grado non soltanto di rispondere all’emergenza, ma anche di aprire percorsi di stabilizzazione reale.
Il mediatore immobiliare, tuttavia, non agisce da solo. Rappresenta il punto più visibile di un sistema più ampio, costruito su tre pilastri. Il primo è l’Unità mobile, presente quattro giorni alla settimana nei Municipi genovesi per intercettare situazioni di fragilità e avviare il primo monitoraggio sul territorio. Il secondo è il One stop shop di vico Tacconi, centro multiservizi nel cuore del centro storico, dove si concentrano profilazione dei bisogni, accompagnamento all’abitare e supporto burocratico. Il terzo è appunto il mediatore immobiliare, che chiude il percorso traducendo il lavoro sociale in stabilità abitativa.
Il confronto istituzionale e la sfida per i territori
La presentazione ha coinvolto istituzioni e soggetti direttamente impegnati sul tema della casa. Dopo i saluti dell’assessora al Welfare del Comune di Genova Cristina Lodi e del sindaco di Ventimiglia Flavio Di Muro, presidente della Commissione Immigrazione nazionale Anci e regionale Anci Liguria, la mattinata è proseguita con un approfondimento tecnico e con una tavola rotonda che ha riunito sindacati degli inquilini e associazioni della piccola proprietà.
Le dichiarazioni rese nel corso dell’incontro restituiscono bene l’impostazione politica del progetto. Per Cristina Lodi, il dato più rilevante è che oltre 150 persone abbiano già trovato casa con un regolare contratto di affitto. Flavio Di Muro ha invece sottolineato la necessità di estendere questo modello anche ai Comuni medio-piccoli, mentre l’assessore Patrone ha richiamato il valore della capacità di fare rete come strumento per affrontare con umanità e competenza le sfide dell’accoglienza.
In controluce, il progetto genovese apre una questione più ampia. Il tema dell’abitare, soprattutto quando si intreccia con percorsi migratori e condizioni di vulnerabilità, non può essere lasciato né al solo intervento pubblico né alle sole regole del mercato. Ha bisogno di figure intermedie, capaci di costruire fiducia, ridurre i timori e accompagnare processi complessi. Il mediatore immobiliare, così come immaginato in LGNET 3, prova a occupare esattamente questo spazio. E lo fa con un obiettivo ambizioso ma molto concreto: rendere la casa non il punto finale dell’assistenza, ma l’inizio di una reale autonomia.
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