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Genova, formazione sul burnout per le insegnanti dei servizi educativi 0-6

31/03/2026

Genova, formazione sul burnout per le insegnanti dei servizi educativi 0-6

Un momento di formazione dedicato a chi lavora ogni giorno nei servizi educativi per l’infanzia, con un focus preciso su uno dei temi più delicati nel mondo della scuola: il burnout. A Palazzo Tursi, a Genova, educatrici e insegnanti dei servizi educativi 0-6 del Comune hanno partecipato a un incontro pensato per approfondire una condizione che incide in modo diretto sulla qualità del lavoro educativo e, di riflesso, sull’esperienza quotidiana dei bambini.

L’iniziativa ha posto al centro una questione spesso affrontata in modo marginale nel dibattito pubblico, benché riguardi da vicino la tenuta del sistema scolastico e la qualità della relazione educativa. Il burnout, secondo le stime richiamate durante l’incontro, interessa circa il 50% del personale docente e si manifesta attraverso esaurimento emotivo, depersonalizzazione e una progressiva riduzione del senso di realizzazione professionale. Segnali che, nel tempo, rischiano di compromettere non soltanto il benessere individuale degli insegnanti, ma anche la loro capacità di affrontare con lucidità e continuità la complessità della vita scolastica.

Il benessere degli insegnanti come parte della qualità educativa

Ad aprire l’incontro è stata l’assessora ai Servizi educativi del Comune di Genova, Rita Bruzzone, che ha portato il saluto dell’amministrazione e ha ribadito il valore strategico di occasioni formative di questo tipo. Nel suo intervento ha sottolineato come investire nella preparazione del personale educativo, soprattutto su un tema sensibile come il burnout, significhi affrontare in modo serio una delle condizioni necessarie per garantire un’educazione di qualità.

Il punto richiamato dall’assessora è netto e merita attenzione: la centralità dei bambini, che resta la priorità del sistema educativo, non può tradursi in una rimozione dei bisogni professionali ed emotivi di chi li accompagna ogni giorno nella crescita. Mettere al centro il benessere delle educatrici significa riconoscere che il lavoro pedagogico si fonda anche su equilibrio, ascolto, tenuta psicologica e supporto istituzionale. In questa prospettiva, l’incontro di Palazzo Tursi assume un valore che va oltre la singola giornata formativa, perché si inserisce in un percorso più ampio di valorizzazione del ruolo docente.

La salute emotiva di chi educa, infatti, non è un elemento accessorio né un aspetto da gestire solo in presenza di una criticità conclamata. È una condizione di base che incide sul clima nelle sezioni, sulla qualità delle relazioni con le famiglie, sulla capacità di osservazione e di intervento e, più in generale, sulla possibilità di costruire contesti educativi stabili e affidabili.

Burnout e scuola, le cause di un disagio che va affrontato nel sistema

Ad analizzare il fenomeno è stato il professor Gaetano Cotena, docente di Interventi psicoeducativi all’Università di Genova, psicologo e psicoterapeuta. Il suo contributo ha offerto una lettura ampia del problema, partendo da un interrogativo ricorrente nel mondo scolastico: come affrontare l’emotività, l’isolamento e la ribellione dei bambini in contesti educativi sempre più complessi.

Durante la formazione sono state indicate tre direttrici fondamentali: l’apprendimento del bambino, il vissuto dell’adulto che educa e la necessità di fornire strumenti concreti per gestire le molteplici sfumature emotive che attraversano la quotidianità scolastica. È un passaggio rilevante, perché sposta l’attenzione da una lettura semplificata del burnout come fragilità individuale a una visione più realistica, che tiene conto delle condizioni in cui il personale docente opera.

Tra i fattori che alimentano il disagio emergono classi numerose, carichi burocratici crescenti, la complessità del rapporto con le famiglie e una diffusa percezione di scarso supporto sistemico. A questo si aggiunge, secondo Cotena, uno scollamento più profondo: ai docenti viene chiesto di educare all’autocontrollo, alla gestione delle emozioni e all’accoglienza dell’altro, pur lavorando in un contesto che non sempre offre strumenti formativi adeguati per sostenere un compito tanto delicato.

Su questo sfondo pesano anche la trasformazione del ruolo sociale dell’insegnante e la progressiva perdita di autorevolezza istituzionale, elementi che incidono sul benessere psicofisico di chi opera nella scuola. Il rischio è che il docente venga chiamato a svolgere una funzione sempre più ampia, senza che a questa estensione di responsabilità corrisponda un rafforzamento effettivo delle tutele, della formazione continua e del riconoscimento professionale.

L’iniziativa promossa dal Comune di Genova si muove dunque in una direzione precisa: riconoscere che il contrasto al burnout non riguarda soltanto il singolo lavoratore, ma la qualità complessiva del sistema educativo. Dare spazio a momenti di approfondimento come quello di Palazzo Tursi significa provare a costruire una scuola più consapevole, più attenta a chi vi lavora e, proprio per questo, più capace di rispondere ai bisogni reali dei bambini e delle famiglie.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.