“Crêuza de mä” a Sanremo 2025: l’omaggio a De André conquista l’Ariston
22/02/2026
Fabrizio De André scelse di non calcare mai il palco del Festival di Sanremo. Una decisione coerente con il suo percorso artistico, lontano dalle logiche della competizione e fedele a un’idea di musica come narrazione libera, slegata dai circuiti tradizionali dell’industria. Eppure, nel 2025, la sua voce — o meglio, la sua eredità — è tornata idealmente al centro del Teatro Ariston.
A riportare in scena “Crêuza de mä”, uno dei brani più intensi e identitari della produzione deandreiana, sono stati Bresh e Cristiano De André, figlio del cantautore genovese. Un duetto che ha saputo coniugare generazioni, linguaggi e sensibilità differenti, mantenendo intatta la forza evocativa dell’originale.
Un ponte tra tradizione e contemporaneità
Pubblicata nel 1984, “Crêuza de mä” rappresenta uno dei vertici della scuola genovese. Scritta in dialetto ligure, con sonorità mediterranee e arrangiamenti che attingono a strumenti e atmosfere del bacino marittimo, la canzone è un viaggio tra porti, odori di salsedine e voci di marinai. Un’opera che all’epoca spiazzò il pubblico e la critica per la sua radicalità linguistica e musicale.
Portarla a Sanremo nel 2025 ha significato compiere un’operazione delicata: rispettare la struttura originaria senza trasformarla in un semplice esercizio celebrativo. Cristiano De André, custode naturale di quel patrimonio, ha dato continuità alla memoria paterna con un’interpretazione intensa, misurata, priva di concessioni retoriche. Bresh, tra i nomi più rappresentativi della nuova scena ligure, ha inserito il proprio timbro e la propria sensibilità in modo coerente, dimostrando come la tradizione possa dialogare con il presente senza perdere autenticità.
L’Ariston e la forza della poesia ligure
Il pubblico dell’Ariston ha accolto l’esibizione con un’attenzione rara, quasi sospesa. Il dialetto genovese, lontano dalla consuetudine televisiva nazionale, è risuonato con una potenza emotiva che ha superato ogni barriera linguistica. In quel momento il Festival si è trasformato in uno spazio di memoria condivisa, dove la musica ha riportato al centro il valore della parola e della narrazione.
L’omaggio ha ribadito l’influenza duratura della scuola genovese, capace di attraversare epoche e stili senza smarrire la propria identità. De André non salì mai sul palco di Sanremo, ma la sua poetica, fondata su attenzione agli ultimi, ricerca linguistica e profondità culturale, continua a trovare nuove strade per farsi ascoltare.
La scelta di proporre “Crêuza de mä” non è stata soltanto un tributo a un grande autore, ma un gesto culturale che ha ricordato come la musica italiana possa ancora attingere alle proprie radici per parlare al presente.
Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.